13 novembre 2018 Dotto

TogetHER #2: due chiacchiere con In.versione Clotinsky

Together è una piccola rassegna di concerti di domenica, orario brunch, in uno dei nostri posti preferiti in centro a Torino. Abbiamo pensato di costruirla tutta al femminile. Noi di Dotto siamo in 6 e solitamente discutiamo fino all’esasperazione per qualsiasi decisione, ma l’idea di una rassegna 100% donna ci ha messo subito d’accordo. Siamo anche 6 maschi, di conseguenza ci pare di affrontare la “questione femminile” dall’altra parte del fiume, con il timore di sbagliare qualcosa. A conti fatti, il solo pensare alle domande giuste da fare in questa sede ci sembra molto difficile. Non pensate che sia proprio questo il problema principale?

Innanzitutto grazie per l’invito! Mmm, beh, è un po’ strana questa domanda, verrebbe da rivolgere a voi questo stesso quesito…la decisione unanime e sorprendentemente priva di discordia, rispetto agli scambi esasperanti che solitamente vi animano, di organizzare una rassegna musicale al femminile, crediamo che un pochetto strida con la dichiarata difficoltà di fare domande adeguate per il semplice fatto poi di avere di fronte due donne, no?! Perché, ci chiediamo, deve essere un problema? Esistono quesiti giusti o meno da domandare in base alla discriminante maschio/femmina? Ci suona sempre un po’ bizzarro il fatto che ci vengano posti quesiti a partire dal semplice fatto che siamo biologicamente donne…facciamo fatica a suddividere il mondo semplicemente in due unici blocchi e vorremmo che non ce ne fosse più bisogno.

L’idea di Together è nata prima dell’estate, anche dopo aver letto diversi articoli – come questo di Vice – che ritraggono una netta predominanza maschile nei cartelloni dei festival estivi italiani. Allo stesso tempo, guardando al di fuori dello stivale e prendendo come esempio gli Stati Uniti, ci sembra che le donne abbiano uno spazio di tutto rispetto sia nell’industria discografia mainstream che in quella più underground. Di recente siamo stati al Tutto Molto Bello, torneo di calcetto delle etichette indipendenti con squadre popolate da membri di band e anche qui la percentuale femminile era abbastanza risibile. Eppure non c’è scritto da nessuna parte che il calcio è uno sport maschile. Il problema è nostro, culturale italiano?

Sicuramente, dalla nascita, ciascuno di noi è condizionato totalmente culturalmente da quello che lo circonda e che gli viene detto. Il problema è sempre l’idea che si definiscano naturali concetti e processi che invece sono culturali (in generale e non solo legati alla “questione femminile”).
Per quanto riguarda i cartelloni dei festival italiani rispetto a quelli europei immagino si possano aprire mille parentesi, largo merito a Chris, che grazie al Beaches Brew, contribuisce a sfatare dogmi tristemente obsoleti, dando spazio unicamente alla musica, nella sua bellezza, a prescindere che venga suonata da un uomo o da una donna.

Sempre in tema musica al femminile, quali sono le vostre artiste preferite? e cosa state ascoltando di recente?

Beh dato gli argomenti trattati ed i riferimenti di cui sopra, così di getto, per l’immenso affetto e la stima artistica, non posso che dirti Adele Nigro (Any Other) con il suo “Two, Geography”, album incredibilmente coraggioso, risultato di una sfida vinta alla grande!

In un mondo utopico, il vostro “lavoro” dovrebbe essere quello di scrivere canzoni e portarle in giro. Ma sappiamo che non sempre è così e che l’affitto va pagato mensilmente. Cosa fate di altro?

In un mondo utopico metterei davanti il fatto di non dover pagare affitti…eheh…
Ti direi comunque che non c’è vera e propria esigenza che sia un lavoro per noi lo scriver canzoni e il portarle in giro, infatti nella vita facciamo altro…non hai mai sentito parlare del vino Babiniello?!

Essere musicisti è una fatica anche per mille altri motivi e ne sappiamo qualcosa anche noi. Spesso è difficile accettare critiche e giudizi. Avete mai ricevuto qualche commento negativo che si è rivelato costruttivo per la vostra musica?

Non abbiamo problemi a metterci in discussione, siamo autocritiche, autoironiche e accettiamo con il sorriso, sempre.
Quello che stiamo facendo a livello musicale non ha pretese se non di farci star bene e di cercare con leggerezza di svuotarci di qualcosa a volte di troppo pesante che abbiamo dentro.

L’esperienze all’interno di diverse band ci portano a confessare l’inesorabile tendenza a scannarsi di continuo, spesso per motivi puramente tecnici e legati all’ego di ognuno di noi: “quel giro di chitarra dovresti farlo così” – “no, vaffanculo”. Voi discutete o litigate spesso?

Ahah…in realtà ti dirò che siamo due caratteri molto diversi, opposti e litighiamo tantissimo, costantemente, ma quando suoniamo c’è un feeling magico ed inspiegabile ed è paradossalmente l’unico ambito in cui andiamo d’accordo…fa ridere.

I vostri video sono molto diretti senza avere grandi velleità tecniche: come mai questo approccio lo-fi? Nel video di Papaya vi si vede surfare: è uno sport che praticate abitualmente?

Beh noi siamo questo, nella nostra quotidianità, nei nostri video, nella nostra musica, come sul palco, nei live. L’approccio ci è venuto spontaneamente e naturalmente così.

Avete sempre suonato solo in due o avete provato anche altre formazioni?

Vuoi scherzare?! Mica abbiamo voglia di ritrovarci a litigare, eheh…tu m’insegni!

La fatidica domanda finale “progetti per il futuro” la lasciamo da parte. Però ci piacerebbe sapere dove e come collochereste la vostra musica immaginandovi in un futuro remoto, tra 20 o 30 o 40 anni.

Ci basterebbe arrivare a Clotinsky!

Vi aspettiamo domenica 18 novembre Da Emilia! Tutte le info QUI!

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