17 ottobre 2018 gagliotta

TogetHER #1: due chiacchiere con Duo Sole

 

Together è una piccola rassegna di concerti di domenica, orario brunch, in uno dei nostri posti preferiti in centro a Torino. Abbiamo pensato di costruirla tutta al femminile. Noi di Dotto siamo in 6 e solitamente discutiamo fino all’esasperazione per qualsiasi decisione, ma l’idea di una rassegna 100% donna ci ha messo subito d’accordo. Siamo anche 6 maschi, di conseguenza ci pare di affrontare la “questione femminile” dall’altra parte del fiume, con il timore di sbagliare qualcosa. A conti fatti, il solo pensare alle domande giuste da fare in questa sede ci sembra molto difficile. Non pensate che sia proprio questo il problema principale?

Non abbiamo capito… qual è la domanda ? 😂 se il problema è porre le giuste domande a delle artiste ci sembra che ci siate riusciti, sbirciando un po’ le prossime domande… se invece la questione riguarda il problema di come affrontare le donne è delicato in casi come questo. Dove sta la differenza tra due artisti uomini e due artiste donne? Sempre di arte si parla, di persone che hanno fatto la scelta di dedicarsi alla musica nella vita, è così importante il genere? Rassegne come questa, che apprezziamo e stimiamo, mettono in evidenza che una differenza, o forse più di una, ci sia ancora.

L’idea di Together è nata prima dell’estate, anche dopo aver letto diversi articoli – come questo di Vice – che ritraggono una netta predominanza maschile nei cartelloni dei festival estivi italiani. Allo stesso tempo, guardando al di fuori dello stivale e prendendo come esempio gli Stati Uniti, ci sembra che le donne abbiano uno spazio di tutto rispetto sia nell’industria discografia mainstream che in quella più underground. Di recente siamo stati al Tutto Molto Bello, torneo di calcetto delle etichette indipendenti con squadre popolate da membri di band e anche qui la percentuale femminile era abbastanza risibile. Eppure non c’è scritto da nessuna parte che il calcio è uno sport maschile. Il problema è nostro, culturale italiano?

Bhe, forse il calcio è uno sport che solitamente piace più ai maschi ( anche se a Valentina piace molto, giocarci si intende!). Quindi la scelta di un torneo di calcetto tra band è già maggiormente orientata verso il maschile. Il problema tuttavia non pensiamo sia il torneo ,ma quante donne abbiano spazio e visibilità in alcuni ambienti. E quanto in generale sia ancora difficile ottenere ingaggi e trattare essendo donna. Ce ne siamo accorte in prima persona in più di un’occasione : se sei donna alcuni uomini trattano con te, soprattutto questioni economiche, in modo totalmente diverso da come farebbero con un uomo. Di sicuro è un problema culturale ma non solo italiano… bisognerebbe discuterne per ore… noi ci limitiamo a portare avanti il nostro progetto da sole… con orgoglio da quattro anni!

Sempre in tema musica al femminile, quali sono le vostre artiste preferite? e cosa state ascoltando di recente?

Vanja: Come idolo femminile sicuramente Björk. Ascolto molt Classic, musica alternativa e sperimentale.
Valentina: jazz in tutte le sue forme, anche se principalmente jazz europeo. Se parliamo di donne di recente ho scoperto una cantante molto pirotecnica che mi piace molto: Urszula Dudziak. Imrovvisazione di suoni, quella che piace tanto a me e che nel Duo faccio spesso insieme a Vanja che anche lei “prepara” la sua arpa con oggetti alquanto inaspettati.

In un mondo utopico, il vostro “lavoro” dovrebbe essere quello di scrivere canzoni e portarle in giro. Ma sappiamo che non sempre è così e che l’affitto va pagato mensilmente. Cosa fate di altro?

Vanja lavora nella ditta che produce arpe con collaudo e ricerca e insegna l’arpa.
Valentina insegna molto ( canto, ovviamente). Insieme suoniamo per eventi e festival che riescono a pagarci un po’ di più. Però sempre di musica si parla per fortuna!

Essere musicisti è una fatica anche per mille altri motivi e ne sappiamo qualcosa anche noi. Spesso è difficile accettare critiche e giudizi. Avete mai ricevuto qualche commento negativo che si è rivelato costruttivo per la vostra musica?

Un commento negativo può sempre esser costruttivo, in un modo o nell’altro. Dipende come lo affronti. Spesso sul momento una critica può sembrare distruttiva ma come reagisci nel tempo fa sì che diventi costruttiva. Ad ogni modo non è un mestiere facile perché se lo fai fino in fondo, devi esser in grado di metterti in discussione di continuo per poi migliorare.

L’esperienze all’interno di diverse band ci portano a confessare l’inesorabile tendenza a scannarsi di continuo, spesso per motivi puramente tecnici e legati all’ego di ognuno di noi: “quel giro di chitarra dovresti farlo così” – “no, vaffanculo”. Voi discutete o litigate spesso?

Sì, diciamo che siamo due persone diverse con differenti vissuti e caratteri diversi e opposti in alcune situazioni quindi ci capita di avere delle divergenze, anche se la maggior parte non riguardano la musica! Infatti abbiamo una bella complicità professionale e artistica e una grossa passione per il progetto che fa sì che si vada oltre.

Generalmente alla domanda “come nascono le vostre canzoni?” esce fuori che lo scheletro compositivo è fatto da un paio di accordi di chitarra e qualche intuizione melodica. Ma con l’arpa come funziona?

Idem con più corde. Per ora abbiamo solo un brano scritto da noi ed è nato proprio da qualche accordo e da una melodia, poi i nostri strumenti e la fantasia hanno fatto il resto. Ci piacerebbe avere tempo di scrivere altro ma per ora abbiamo optato per iniziare un nuovo progetto sempre di cover che ci aspettiamo possa funzionare alla grande… stay tuned!

Bisogna ammettere che è uno strumento importante anche per la sua dimensione. Avete mai avuto disavventure logistiche legate al trasporto?

L’intera vita di Vanja è una avventura logistica intorno al trasporto. Ricordiamo con grasse risate la nostra prima trasferta: a Perugia, durante l’umbria jazz. Scale e salite mozzafiato… viuzze strette che ci hanno bloccato l’auto e grandi sudate. Altrettanto assurda ( e sudata) la situazione a Hong Kong durante il World Harp Congress al quale abbiamo partecipato l’estate scorsa: ci siamo mosse in metro per andare suonare con un’apra elettrica ( più piccola ma comunque ingombrante ) cavi, parti, cavalletti, stand, loop station, insomma tutto quello che serviva a spalle nella confusionaria metro di una delle metropoli più grandi del globo… diciamo che ci manca solo più di portarcela in bicicletta. Cosa che stiamo tentando di organizzare essendo entrambe amanti della cara due ruote.

La fatidica domanda finale “progetti per il futuro” la lasciamo da parte. Però ci piacerebbe sapere dove e come collochereste la vostra musica immaginandovi in un futuro remoto, tra 20 o 30 o 40 anni.

Uguale ad oggi ma con più date in luoghi importanti. Si spera che il progetto continui il più possibile ma in effetti quello che ci auguriamo è che la musica non smetta mai di riempirci la vita e di darci da mangiare 🙂 , sempre di più. Anche un posto come docenti in strutture ben organizzate e che diano la giusta importanza all’insegnamento sarebbe un obiettivo ambito.

Vi aspettiamo domenica 21 ottobre Da Emilia! Tutte le info QUI.

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