16 gennaio 2018 Dotto

Who/what the f*** is Dotto?

Ci siamo trovati in otto sotto un tetto, quello di un’improvvisata, ma affascinante sala prove dislocata nei meandri del Piero della Francesca, Torino. Correva l’anno 2014. Abbiamo combattuto l’umidità, tagliato pezzi di legno, srotolato tappeti persiani, comprato microfoni e schede audio, creato una cornice nera di amplificatori e iniziato a perdere qualche decibel in un upside down tutto nostro, senza la luce del sole, ma con un frigo pieno di birre.

Poi, tra una prova e l’altra, è arrivata l’estate 2015. Ci siamo trasferiti sui balconi di case roventi e nei dehors di circoli Arci e con l’ausilio di un centinaio di sigarette siamo arrivati a dare un nome proprio a tutte quelle idee nate grazie alla condivisione di uno spazio comune: Dotto. Che ci crediate o no, trovare quel nome è stata una delle imprese più ardue delle nostre umili vite.

A settembre abbiamo comprato un divano dell’Ikea da un amico con due cani e un bambino e trovato il supporto di un amico illustratore che con grande maestria ci ha disegnato sopra le cinque lettere e ci ha donato uno sghembo nanetto occhialuto da apporre su fogli di carta da stampare e pagine web da creare. Abbiamo continuato ad ascoltare molta musica e a suonarne altrettanta. Abbiamo avuto intriganti discussioni su argomenti quali la democrazia, il sistema piramidale egizio, l’ineffabile arte dell’interior designer fai-da-te, la morte dell’indie-rock, l’efficacia degli aspirapolvere elettrici tubolari, l’utilità del sale grosso per contrastare l’umidità, la necessità di essere supportati da figure professionali a proprio agio nell’utilizzo della dagherrotipia moderna. Nonostante il mancato scioglimento del 97,4% dei dubbi esistenziali e pratici che ci attanagliavano, grazie all’aiuto di un team di giovani e belle videomakers abbiamo pensato di uscire allo scoperto senza troppi scrupoli.

Così, il 7 novembre 2015, Dotto ha esordito nel tanto appagante quanto ansiogeno mondo dell’organizzazione eventi: Hop Along + Any Other + New Adventures in Lo-Fi al Samo. Una band americana incredibile, una band italiana pronta a decollare, una band nostra, cioè proprio composta da parte di noi, uno spazio grande e accogliente, e un paio di poster realizzati da due artisti diversi, entrambi bellissimi, sia gli artisti che i poster. A pensarci ora, per quel 7 novembre 2015 ci facciamo i complimenti da soli, senza troppa finta modestia: per dirne una, oggi su Rolling Stone (che non è di certo un magazine dalle urgenze underground) si parla della mente degli Any Other come “la migliore musicista italiana”.

Ok, questo è stato il nostro glorioso inizio. Ci tenevamo a raccontarvelo anche e soprattutto per non dimenticarcelo, per fare del bene alla nostra limitata autostima. E poi per provare a fare chiarezza, perché uno dei nostri errori finora è stato quello di evitare di metterci la faccia; di usare poco le parole e troppo gli slogan; di tacere vicissitudini e sfighe divertenti e non, insomma di nasconderci dietro a una scritta e un disegno, come se quella scritta potesse comunicare il caos di idee all’interno di svariate calotte craniche, come se quel disegno potesse realmente ringraziare.

ma quindi, who/what the f*** is Dotto?

 

1. Dotto, al momento, è fatto da 6 persone che si chiamano Enrico, Loris, Michele, Mattia, Andrea, Ulisse. Tutte persone per cui Dotto è un lavoro, nel senso che è un impegno che certe volte non puoi trascurare se vuoi che duri; è uno di quei lavori che fai dopo il primo o il secondo (o il terzo) lavoro, uno di quelle occupazioni che non porta soldi in tasca e spesso fai quando sei molto stanco, ma che fai lo stesso con l’entusiasmo che trovi in quel momento, perché oltre a essere un impegno è una passione. Dotto è quindi una passione, chiamatelo hobby se volete. Esattamente come andare il giovedì sera al corso di Pilates. Può capitare che un giovedì sera uno abbia maldipancia oppure voglia di andare al cinema e vaffanculo al corso di Pilates. Non avendo nessuno che ci punta il fucile alle tempie, spesso anche noi, a giorni alterni, abbiamo detto vaffanculo a Dotto.

2. Cosa fanno Enrico, Loris, Michele, Mattia Andrea e Ulisse con Dotto? Principalmente, suonano. Ognuno il proprio strumento, ognuno nella propria band. Enrico canta e suona la chitarra nei New Adventures in Lo-Fi insieme al basso di Michele che invece suona da solo la chitarra in Neverwhere; Loris suona il basso nei Lechuck, sempre con Enrico alle sei corde e con Ulisse alla batteria, cantano tutti e tre; lo stesso Ulisse picchia ancora più forte con gli Swörn insieme a Mattia al basso e Michele di nuovo alla chitarra e anche alla voce, Andrea invece canta e suona vari strumenti non precisamente identificati nei Mi Son Tagliato con la Carta e in un nuovo progetto senza nome. Tutto questo avviene sempre nello stesso posto, quella sala prove all’interno delle cripte segrete di quella trappola di cemento che porta il nome di Centro Piero della Francesca a Torino. Se non ci avete capito un cazzo non preoccupatevi, vi basti il fatto che l’idea del “collettivo” nasce da qui.

3. Senza il quartier generale Dotto non ci sarebbe Dotto, quindi Dotto è anche un luogo: oltre a essere una splendida sala prove, con il passare del tempo è diventato anche uno studio di registrazione, inizialmente molto improvvisato, poi sempre meno. Certo, non abbiamo quei banchi analogici che non riusciresti ad abbracciare. Ma lì dentro ci abbiamo registrato le nostre canzoni e quelle di altri, sbagliando e poi imparando cose nuove, facendo esperimenti e tirando fuori idee per fare suonare tutto nel migliore dei modi. E questa è una cosa che ci piace molto e che cercheremo di fare sempre di più.

4. Riempiendo l’hard disk di musica nuova, ci è venuto in mente che forse poteva essere sensato fare in modo che quella musica potesse uscire dal nostro studio sotto forma di CD colorati con il bollino del nanetto. Così siamo diventati anche una piccola etichetta discografica che investe qualche spiccio per stampare i dischi che produce, che tenta invano un dialogo sereno con la SIAE, che carica le canzoni su Bandcamp e Youtube e le fa arrivare a Spotify e che, last but not least, cerca di dare pacche sulle spalle ai musicisti coinvolti.
Poi è anche capitato che ci piacessero molto le canzoni di band geograficamente distanti, quindi abbiamo dato un piccolo aiuto contribuendo all’uscita di CD e vinili insieme ad altre splendide e stacanoviste label indipendenti sparse per lo stivale. Questo è successo con amici di vecchia data e perfetti sconosciuti, e ne è sempre valsa la pena.

5. Ok, eccoci alla fine: Dotto è tutte queste cose, e poi anche un gruppo di amici che per non farsi mancare niente organizza serate gagliarde, rassegne e house concert con musica italiana e internazionale in diversi club, circoli e locali torinesi. Dal 2015 a oggi abbiamo conosciuto e coccolato decine di band dagli Stati Uniti, Inghilterra, Belgio, Francia, Olanda, Israele e ovviamente altrettante da tutta Italia. Abbiamo anche coinvolto tanti illustratori che non ringrazieremo mai abbastanza per averci regalato dei poster esclusivi da custodire appesi al muro come trofei. Non potete immaginare la fatica, davvero. Ogni volta che ci siamo ritrovati a fare il check-in in qualche B’n’B o a montare letti e cambiare lenzuola ci siamo detti “questa è l’ultima volta”. Ma c’è sempre un’altra ultima volta. È vero, è da tanto, troppo tempo che non organizziamo l’ennesima ultima volta. Tocca ammetterlo, la situazione in città non è delle più rosee e rallentare è fisiologico, ma non abbiamo ancora gettato la spugna.

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